[Oa-italia] IFLA Open Access Section?

Giulio Blasi blasi a horizons.it
Gio 2 Set 2010 11:44:20 CEST


Il giorno 02 settembre 2010 10:22, Susanna Mornati <mornati a cilea.it> ha
scritto:

> Dobbiamo pero' a mio avviso stare attenti a focalizzare gli sforzi in
> direzioni precise per non rischiare di disperderne l'efficacia.
>

OK pu darsi che qui la discussione sia off-topic e me ne scuso.Ovviamente
non era mia intenzione "annacquare" la gi difficile vita dell'OA italiano.
C' un tema strettamente accademico dell'OA, giustamente richiamato da
Susanna Mornati, che  centrale e non va dimenticato.

Il mio obiettivo  aprire un altro fronte, sul terreno di contenuti
non-accademici e che interessino un pubblico pi "generalista" (quello delle
biblioteche pubbliche per intenderci). Lo spunto era una mail di Guerrini in
cui si parlava di una sezione IFLA sull'OA: mi pareva sensato aggiungere le
biblioteche pubbliche a quelle accademiche in una politica di advocacy
dell'OA, ovviamente in una prospettiva pi larga.


Ricordo la definizione della BOAI:
>
> The literature that should be freely accessible online is that which
> scholars give to the world without expectation of payment. [...] By "open
> access" to this literature, we mean its free availability on the public
> internet, permitting any users to read, download, copy, distribute, print,
> search, or link to the full texts of these articles, crawl them for
> indexing, pass them as data to software, or use them for any other lawful
> purpose, without financial, legal, or technical barriers other than those
> inseparable from gaining access to the internet itself.
>
>
In questa definizione lo specifico  dato dall'iniziale "scholar". Se levi
questa parola la mia domanda  (tra i mille esempi che si potrebbero fare):
le opere di pubblico dominio (ad esempio un'edizione ottocentesca della
Divina Commedia) sono OA? L'attribuzione CC 2.5  OA?

Tecnicamente tutti i tratti identificati nella definizione BOAI sono
applicabili a un'opera nel pubblico dominio (o a licenze CC
corrispondenti). Il punto  semplicemente che non si tratta di materiali
accademici.

Dov' l'analogia con l'OA per le biblioteche pubbliche? Semplice: si tratta
di contenuti interessanti per gli utenti e che possono essere acquisiti
senza licenze anche se richiedono tecnologie di integrazione specifiche
(harvesting, ecc.).

Ad ogni modo, ripeto quanto detto all'inizio: pu darsi semplicemente che
questo mio interesse a estendere l'ambito dell'OA nelle discussioni delle
associazioni bibliotecarie non sia da discutere in questa sede.

un saluto a tutti

Giulio Blasi
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