[Oa-italia] E qui si apre la discussione....

Paola Galimberti paola.galimberti a unimi.it
Mar 24 Apr 2018 06:45:56 CEST


Buongiorno.
Non credo proprio che si tratti di strumenti (DSpace Ŕ usato in tutto il
mondo), ma di politiche a livello locale e a livello nazionale.
Quelle che mancano e quelle che sono disattese.
Qualcuno ha mai avuto un riscontro sulla applicazione della regola (mal
scritta) dell'open access nel PRIN, o nel SIR? O semplicemente sulla
applicazione della legge 112?
Saluti
Paola


Il giorno 23 aprile 2018 14:05, Elena Giglia <elena.giglia a unito.it> ha
scritto:

>
>
> Il giorno 23 aprile 2018 12:36, Maria Cassella <maria.cassella a unito.it>
> ha scritto:
>
>> Mentre molto interessante e' COAR Next generation repositories,
>>
>> si Ŕ molto interessante. Il report del gruppo di lavoro Ŕ pubblicato qui
>> https://www.coar-repositories.org/files/NGR-Final-Formatted-Report-cc.pdf
>> .
>> Se non IRIS, cosa si propone realisticamente in Italia?
>>
>
> si propone un discorso organico, e chi ci sta lavorando da anni sta
> cercando di far colloquiare MIUR, CRUI, ANVUR e soprattutto di fare
> formazione a tutti i livelli perche' in molti atenei la Open Science e' del
> tutto sconosciuta o  misocnosciuta.
> IRIS non e' solo un IR ma anche un CRIS. E' largamente sotto-utilizzato.
> Il primo passo e' farlo utilizzare correttamente facendo capire le loghiche
> della Open Science che stanno prima di ogni tecnicalita'.
>
>
>> La OS European platform? Open Edition? Le University press che, tuttavia,
>> non sono tutte OA? E poi? Zenodo per i data?
>>
>
> Ognuno ha il suo canale. Non si puo' dare una rispsota unioca che e'
> chiaramente semplicistica e non serve a nessuno.
>
>
>> Una pluralitÓ di canali (sui data per esempio so che si stanno cercando
>> anche soluzioni alternative ad IRIS)
>>
>
> nessuno ha mai consigliato di mettere i dati in IRIS, almeno dal 2015
> (vedere intervento di Peter Murray Rust al nosto workshop di Bologna).
>
>
>
>> e di risposte mi sembra una cosa sensata
>>
>
> !
>
>
>
>> ma IRIS non possiamo oscurarlo
>>
>
> ma, ripeto, chi l'ha mai detto?
>
>
>
>> per quanto piaccia poco a chi fa open science.
>>
>
> ma chi fa open science in Italia????
>
>
>
>> Maria
>>
>>
>> Il giorno 23 aprile 2018 11:53, Elena Giglia <elena.giglia a unito.it> ha
>> scritto:
>>
>>>
>>>
>>> Il giorno 23 aprile 2018 11:28, Maria Cassella <maria.cassella a unito.it>
>>> ha scritto:
>>>
>>>> Cara M.Chiara e tutti,
>>>> questa Ŕ la mia opinione.
>>>> Data la fatica enorme ed i costi (umani) per le strutture pubbliche e
>>>> dato il nesso forte tra valutazione della ricerca
>>>>
>>>
>>> in quali strutture? di che cosa si sta parlando?
>>>
>>>
>>>> e OA che non ha portato in benefici sperati
>>>>
>>>
>>> in che senso, di nuovo?
>>>
>>>
>>>> penso si possa guardare con curiositÓ e interesse all'iniziativa. Se
>>>> non altro qualcosa si muove; in quale direzione (positiva o negativa per la
>>>> scienza aperta) si vedrÓ.
>>>>
>>>
>>> direi che "se positiva o negativa" dopo dieci anni di bla bla mi sembra
>>> molto riduttivo. Bisogna porre le condizioni perche' sia positiva, e fare
>>> molta attenzione a che tutto il processo non venga "fagocitato" come sta
>>> accadendo cone le APC e i big deals
>>>
>>>
>>>> Se guardiamo indietro considerando ci˛ Ŕ giÓ avvenuto con la
>>>> conservazione digitale si vede che i progetti che funzionano vedono le
>>>> biblioteche e gli editori collaborare.
>>>>
>>> Dipende con quali criteri. Per me pagare APC spropositate non e'
>>> collaborazione.
>>> Se invece le regole sono fissate dalla comunita' e anche gli editori
>>> commerciali collaborano, va bene (e' il criterio di EOSC e del bid pe rla
>>> OS publishing plaftrom europea)
>>>
>>>
>>>
>>>> Anche Google Ŕ un caso interessante: dapprima malvisto dalle
>>>> biblioteche Ŕ poi diventato un potente alleato.
>>>> Insomma la storia della Scholarly communication qualcosa dovrebbe
>>>> insegnare. Il rischio Ŕ che le biblioteche restino escluse senza essere in
>>>> grado di proporre alternative altrettanto allettanti..
>>>>
>>>
>>> Il problema non sono le biblioteche ma i ricercatori. E andrebbero
>>> coinvolti anche i gruppi di negoaziazione, come si diceva in altri threads,
>>> cosa che in Italia sembra un po' difficile.
>>>
>>> La domanda che dovremmo porci serenamente Ŕ: quanto Ŕ allettante IRIS
>>>> per i ricercatori?
>>>>
>>>
>>> Molto poco. Ma nessuno ha proposto di usare IRIS. E la domanda ce la
>>> siamo posta gia' da qualche anno, in molte sedi e a molti livelli.
>>> Mentre molto interessante e' COAR Next generation repositories, dove e'
>>> detto chiaramente che i repositories del futuro vanno totalmente ripensati,
>>> perche' al momento non fanno altro che replicare/essere specchio del
>>> sistema attuale. Ci stanno lavorando, c'e' Herbert con loro, e quindi ho
>>> molta fiducia.
>>> Repositories+preprint+open notebooks possono essere una soluzione. Non
>>> certo IRIS, che e' stata una enorme occasione sprecata, come ben sa chi ci
>>> lavora ogni giorno.
>>>
>>>
>>>
>>>
>>>> Ciao
>>>> Maria
>>>>
>>>> Il giorno 23 aprile 2018 10:40, Maria Chiara Pievatolo <
>>>> mariachiara.pievatolo a unipi.it> ha scritto:
>>>>
>>>>> On 23-04-2018 10:22, Maria Cassella wrote:
>>>>>
>>>>>> Di ieri Ŕ la notizia che Springer Nature, Cambridge University Press e
>>>>>> Thieme collaboreranno con ResearchGate per lo scambio legale di
>>>>>> articoli
>>>>>> scientifici.
>>>>>>
>>>>>> La leggete qui:
>>>>>> https://www.researchgate.net/blog/post/springer-nature-cambr
>>>>>> idge-university-press-thieme-and-researchgate-announce-new-c
>>>>>> ooperation-to-make-it-easier-to-navigate-the-legal-sharing-o
>>>>>> f-academic-journal-articles
>>>>>> .
>>>>>>
>>>>>
>>>>> Vale la pena leggere anche questo:
>>>>> https://www.researchgate.net/blog/post/researchgate-welcomes
>>>>> -cooperation-agreement-with-three-major-scientific-publishers
>>>>>
>>>>> "Since its inception ten years ago, ResearchGate has been a leader in
>>>>> **Open Science**, the public sharing of scientific research online. "
>>>>>
>>>>> Qui il commento di Aisa: https://twitter.com/Aisa_OA/st
>>>>> atus/987337907055755264
>>>>>
>>>>> La sfida si sposta sull'infrastruttura: pubblica o privata?
>>>>> Centralizzata o decentralizzata?
>>>>>
>>>>> http://bjoern.brembs.net/2018/01/why-academic-journals-need-to-go/
>>>>>
>>>>> Che cosa succederebbe, infatti, se magicamente sparisse il sistema di
>>>>> valutazione che ha portato al feticismo dei core journals e si affermasse
>>>>> un sistema di pubblicazione plurale, diffuso e non-profit come quello
>>>>> suggerito da Stefano Salvia nel suo ultimo messaggio, *ma* valorizzato da
>>>>> piattaforme *private* e centralizzate?
>>>>>
>>>>> A presto,
>>>>> MCP
>>>>>
>>>>>
>>>>>
>>>>>
>>>>>
>>>>>
>>>>>
>>>>> --
>>>>> Maria Chiara Pievatolo
>>>>> Dipartimento di Scienze politiche UniversitÓ di Pisa
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>>> dr. Elena Giglia
>>> UnitÓ di progetto Open Access
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>>> Universita' degli Studi di Torino
>>> tel. +39.011.670*.4191*
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