[Oa-italia] Impatto delle funder mandates sul deposito neirepository

Maria Cassella maria.cassella a unito.it
Mer 11 Apr 2012 09:02:58 CEST


Il 10/04/2012 21.12, Elena Giglia ha scritto:
>> Per le funder mandate la strada migliore e' certamente quella di
>> finanziare i costi di pubblicazione in riviste ad accesso aperto,
>>
>> non sono d'accordo: il vantaggio della green road e' proprio quello di non
>> cambiare la sede di pubblicazione (oltre che di essere gratutita).
>> vedi la VQR in corso: tutte le matrici tengono conto di IF assoluto e
>> numero di citazioni (oltre che di Scopus)
>> non si puo' pretendere che un ricercatore pubblichi su una rivista
>> differente dalla piu' prestigiosa, se poi per la carriera/finanziamento i
>> criteri restano questi.

>> mi riferivo anche alle riviste ibride. In lista qualche mese fa ho sostenuto appunto quello che tu dici ora e cioe' che il meccamismo della valutazione e' tale da obbligare un ricercatore a scegliere le riviste piu' prestigiose.
>> laddove l'editore offra un'opzione di questo tipo.
>
> l'editore di solito chiede cifre folli: 3000 $ per articolo.
> La stessa Telethon ci ha pensato per oltre un anno per decidere che poteva
> destinare l'1% del suo budget a coprire queste spese, che equivale al
> costo di un intero progetto.
> Non so quanti altri possano permetterselo, in Italia, con questi chiari di
> luna.

le cifre dichiarate da Telethon sono: 200.000 euro l'anno per sostenere 
la policy delle quali 180.000 vanno a coprire il finanziamento alla 
pubblicazione ad accesso aperto e 20.000 coprono i costi per il deposito 
in UKPMC (pare si debbano calcolare anche quelli).
Le fondazioni possono permettersi di finanziare la gold road  e da 
sempre anche Telethon sostiene che i costi di pubblicazione sono costi 
di ricerca.

In generale comunque credo che il discorso se la Green sia piu' efficace 
della Gold vada legato alla comunitÓ di ricerca, alle sue pratiche nella 
comunicazione scientifica, alle culture "epistemiche" di ogni comunitÓ 
scientifica. Oggi non ha senso parlare in generale di OA bisogna sempre 
discuterne in relazione alle comunitÓ di ricerca. Per la comunitÓ 
biomedica la Gold e' una strada molto pu' efficace della Green; se gli 
editori offrono questa opzione vale la pena di sceglierla.

vedi:
VALENTINA COMBA, MARIALAURA VIGNOCCHI, /Scholarly communication and open 
access: research communities and their publishing patterns/, Oslo, 
satellite meeting n. 17: OpenAccess: the option for the future, 13th 
August 2005 < http://eprints.rclis.org/handle/10760/7276>

e mio contributo alle Stelline 2012 su " *: Open Access, aspetti 
comunicativi per le comunitÓ di ricerca e sostenibilitÓ economica a 
medio e lungo termine" * la presentazione a' archiviata in E-LIS 
http://eprints.rclis.org/handle/10760/16758#.T4UrjtnluVI .
Il paper dovrebbe essere disponibile a breve in formato elettronico in rete.

saluti alla lista
mc
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