[Oa-italia] E qui si apre la discussione....

Elena Giglia elena.giglia a unito.it
Lun 23 Apr 2018 11:11:34 CEST


Buongiorno

Il giorno 23 aprile 2018 10:40, Maria Chiara Pievatolo <
mariachiara.pievatolo a unipi.it> ha scritto:

> On 23-04-2018 10:22, Maria Cassella wrote:
>
>> Di ieri Ŕ la notizia che Springer Nature, Cambridge University Press e
>> Thieme collaboreranno con ResearchGate per lo scambio legale di articoli
>> scientifici.
>>
>> La leggete qui:
>> https://www.researchgate.net/blog/post/springer-nature-cambr
>> idge-university-press-thieme-and-researchgate-announce-new-
>> cooperation-to-make-it-easier-to-navigate-the-legal-sharing-
>> of-academic-journal-articles
>> .
>>
>
> Vale la pena leggere anche questo:
> https://www.researchgate.net/blog/post/researchgate-welcomes
> -cooperation-agreement-with-three-major-scientific-publishers
>
> "Since its inception ten years ago, ResearchGate has been a leader in
> **Open Science**, the public sharing of scientific research online. "
>
> Qui il commento di Aisa: https://twitter.com/Aisa_OA/st
> atus/987337907055755264
>
> La sfida si sposta sull'infrastruttura: pubblica o privata? Centralizzata
> o decentralizzata?
>

Non credo sia tanto questo il problema quanto piuttosto il concetto di
"apertura": mai provato a scaricare qualcosa in modo massiccio da Research
Gate? Totalmente blindato.
Dipende quindi da cosa si intende per "open": se solo leggere o anche
riusare i dati/contenuti.
Anche perche' si discuteva l'altra sera con Bianca e Jeroen: cosa ne ha in
cambio Springer/Nature? Perche' per es. l'accordo non e' con tutti ma solo
con loro, ed Elsevier non c'e'? Non e' che per caso la merce di scambio
sono i big data sui comportamenti/mainstream topics delgi autori? Dentro
Research Gate ci sono milioni di dati su chi fa cosa e chi segue chi.
Piatto ricco per chi li studia e ri-orenta mercato e offerta.
E non dimentichiamo che essendo Research Gate una piattaforma for profit
rischia di essere comprata domani, come avvenuto per Mendeley, SSRN,
Publons, Kopernio... e la lista si allunga, purtoppo.

Trovo piu' interessante l'iniziativa Scholarly Hub, che sembra davvero una
piattaforma community-owned: https://www.scholarlyhub.org/
Ma stenta a decollare perche' poco conosciuta.
Oppure la nuova piattaforma europea, se solo avessero il coraggio di
estenderla oltre i confini di H2020: ecco la call che scade a meta' maggio
https://etendering.ted.europa.eu/cft/cft-display.html?cftId=3418

Molto su cui riflettere.
eg





>
> http://bjoern.brembs.net/2018/01/why-academic-journals-need-to-go/
>
> Che cosa succederebbe, infatti, se magicamente sparisse il sistema di
> valutazione che ha portato al feticismo dei core journals e si affermasse
> un sistema di pubblicazione plurale, diffuso e non-profit come quello
> suggerito da Stefano Salvia nel suo ultimo messaggio, *ma* valorizzato da
> piattaforme *private* e centralizzate?
>
> A presto,
> MCP
>
>
>
>
>
>
>
> --
> Maria Chiara Pievatolo
> Dipartimento di Scienze politiche UniversitÓ di Pisa
> Via Serafini 3 56126 Pisa (Italy)
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dr. Elena Giglia
UnitÓ di progetto Open Access
Direzione Ricerca e Terza Missione
Universita' degli Studi di Torino
tel. +39.011.670*.4191*
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