[Oa-italia] Digest di OA-Italia, Volume 112, Numero 24

VITIELLO Giuseppe g.vitiello a ndc.nato.int
Ven 29 Gen 2016 12:59:41 CET


Buongiorno!

Riprendo da una delle Memorie d'accusa che saranno presentate al Processo all'Open Access (Stelline 2016):

"Oldenburg's principles still hold true (Registration of new research findings, Quality assurance through peer review, Dissemination globally, Archiving in perpetuity). We must add to these Visibility and Discoverability of research, and Integrity."

Negli IR trovate solitamente Registration, Quality assurance, Archiving, Integrity. Però, a meno che non facciate parte della coorte degli ingenui che credono che "Qualitas omnia vincit", non ci trovate Dissemination and Visibility and Discoverability. Einaudi fallì diverse volte prima di consegnarsi a Mondadori; forse si comportò come quelli che oggi credono che, per ottenere visibilità, sia sufficiente caricare un prodotto di ricerca sull'archivio istituzionale della propria Università.
 
Stiamo ad enumerare i vantaggi di Academia.edu, dal punto di vista di un editore: 
1)	Testi aggregati (un tempo si diceva, "Catalogo"): 8 milioni di testi;
2)	Percorsi di vario tipo, dal disciplinare al serendipitous (un tempo si diceva, "Collana"), con un motore di ricerca che garantisce liquidità e granularità a misura di individuo;
3)	Un catalogo multilingue e pluridisciplinare, all'insegna della glocalizzazione;
4)	Un apparato di feed-back, controllo, verificabilità, valutazione (un tempo si diceva apparato "peritestuale") potentissimo.    
 
Molti diranno che non c'è garanzia di qualità in tali piattaforme aggregative, e forse hanno ragione in astratto. Dimenticano però che anche di Wikipedia si diceva la stessa cosa, prima di scoprire che il suo tasso di attendibilità, se non altro in termini di tempestività, è stato fin da subito superiore a quello dell'Encyclopedia Britannica. E vuoi mettere il vantaggio dell'accesso alla ricerca e ai dati locali, fondamentale in molte discipline, dalle scienze agrarie alle relazioni internazionali? Infine, un po' di lateral thinking dovrebbe suggerire che la ricerca non si fa solo nelle università, ma nelle organizzazioni (un tempo si diceva: è "letteratura grigia").

Rimane il dubbio che tutto questo possa transitare in un mondo proprietario più grande. E qui entra in gioco l'imprenditoria: in fondo anche la FIAT era piccola tra le grandi case automobilistiche. 

Grazie, 

Giuseppe Vitiello
Head, Library & Knowledge Centre
NATO Defense College
Via Giorgio Pelosi 1
00143 ROMA
Tel. +39.06.50525233
Mail: g.vitiello a ndc.nato.int

Argomenti del Giorno:

   1. Re: Fwd: Perchè academia.edu e research.gate NON sono un OA
      repository e non rispondono alle policy OA (m.pia a unica.it)


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Message: 1
Date: Fri, 29 Jan 2016 11:59:05 +0100
From: m.pia a unica.it
Subject: Re: [Oa-italia] Fwd: Perchè academia.edu e research.gate NON
	sono un OA repository e non rispondono alle policy OA
To: "Lista di discussione su temi relativi all'accesso aperto"
	<oa-italia a openarchives.it>
Message-ID:
	<20160129115905.Horde.nwU1N36D0LDvjW36zZBUuHv a webmail.unica.it>
Content-Type: text/plain; charset=utf-8; format=flowed; DelSp=Yes

Secondo me non è una questione relativa alla facilità di caricamento dei file e neanche una questione sul grande scontro Academia.eu vs IR.  
Sono due sistemi diversi (come diceva qualcuno in lista). Tutti e due hanno pregi e difetti. Sicuramente una cosa sconvolgente di Academia sono le licenze di utilizzo dei prodotti della ricerca caricati. Cosa può farne Academia di questi prodotti? Lo sappiamo veramente?

Invece soffermiamoci sul grande pregio di Academia e la grande mancanza degli IR: l'elemento sociale. L'elemento di networking tra i ricercatori. I ricercatori possono mettersi in contatto e collaborare.

Io mi metterei in un'ottica diversa. Direi più collaborativa. Perchè non stabilire un filo di dialogo tra Academia e IR?

Impariamo ad accettare ed accogliere il cambiamento. Innovate or die.

Grazie per avermi letto!

Michela
Andrea Marchitelli <a.marchitelli a cineca.it> ha scritto:

> Credo che si possano separare due piani della discussione:
> 1. da una parte, il fatto che su questi social network e' piu' 
> semplice caricare i file perche' chi li gestisce risolve la questione 
> del copyright con un disclaimer (quello che caricate e' affare vostro, nessuno puo'
> rivalersi su di me) e quindi e' molto piu' facile recuperare i full 
> text, caricati con un maggiore o minore rispetto dei diritti.
>
> 2. dall'altra, non ho ancora capito se ci siano e quali siano funzionalita'
> che rendono questi servizi "migliori" (piu' efficienti, piu' 
> simpatici,
> piu'...) dei repository istituzionali, che solo per il fatto che li si 
> chiami cosi' li rende gia' un po' meno simpatici :)
>
> A me pare evidente che sul secondo piano, che e' quello che mi 
> interessa di piu', ci sia un elemento che rende incomparabili i due 
> servizi, a vantaggio dei secondi. I repository sono 
> "dell'istituzione", i network sono disciplinari (al limite, 
> raggruppano tutte le discipline) e le istituzioni sono solo un modo di 
> recuperare le istituzioni. Insomma, li' posso seguire tutti gli 
> esperti di un certo ramo, indipendentemente da dove lavorino, perche' il sistema mette insieme dati in maniera unitaria.
> PLEIADI fa un po' lo stesso lavoro (certo, limitato alla sola Italia) 
> ma i dati di accesso non sono certo quelli di academia o researchgate...
>
> Forse si tratta delle funzioni di alerting? C'e' altro?
>
> andrea
>
> --
>  Andrea Marchitelli
>  Area servizi Musei Archivi Biblioteche  Cineca - Sede operativa di 
> Roma  Via dei Tizii, 6/b - 00185 Roma, Italy  tel. +39 0644486525 - 
> cell. +39 340 4027156 - http://www.cineca.it
>
> Il giorno 29 gennaio 2016 09:31, Giovanna Frigimelica (UniCA) < 
> g.frigimelica a unica.it> ha scritto:
>
>> La cosa che personalmente mi lascia più perplessa è che il tempo per 
>> caricare un lavoro su Academia e similari e il tempo per caricarlo su 
>> IRIS non sono poi così diversi. Però sempre più spesso anche io mi 
>> sento dire "l'ho caricato lì non lo ricarico su IRIS" (mi è pure 
>> capitato di vedere full text scaricati da Academia o Researchgate e caricati in IRIS, argh).
>> Capisco che tutta la questione dei depositi istituzionali sia 
>> arrivata in un momento difficile e incasinato (almeno così è stato 
>> per noi!) però una volta che è chiaro il contesto in cui ci muoviamo, 
>> credo sarebbe utile anche uno sforzo da parte degli autori. Una 
>> SCELTA: non rinuncio alle possibilità social etc. che mi danno questi 
>> strumenti, ma lì carico solo i metadati, mentre il testo completo lo 
>> carico nell'archivio istituzionale della mia università (che, lo dico 
>> incidentalmente ma non va dimenticato, è il soggetto che mi ha 
>> consentito di fare quella ricerca!) e quindi garantisco conservazione, interoperabilità, etc.
>> Buona giornata,
>> Giovanna
>>
>> Il giorno 29 gennaio 2016 09:13, Elena Giglia <elena.giglia a unito.it> 
>> ha
>> scritto:
>>
>>> Gentile Angela,
>>> il problema non e' leggere su Academia, ma depositare i lavori. Se 
>>> avete firmato un contratto di cessione dei diritti, non lo potete 
>>> fare, e sempre piu' editori su SHERPA Romeo stanno esplicitando il 
>>> divieto di depositare sui social networks.
>>> Elsevier nel 2013 chiese e ottenne la rimozione di tutti i suoi pdf 
>>> indebitamente postati.
>>> Inoltre, sono sitemi "fintamente" aperti, come ricordato, perche' 
>>> non permettono nessun tipo di harvesting da parte di altri, vendono pubblicita'
>>> ecc ecc.
>>> Ora, il problema e' proprio questo: perche' Academia e Research Gate 
>>> funzionano, gli autori sono disposti a violare il copyright, 
>>> depositano senza che nessuno glielo chieda, senza bisogno di regolamenti?
>>> Appunto perche' offrono i servizi che i repositories istituzionali 
>>> non offrono, e perche' sono facili da usare. Perche' sono social, e 
>>> sono utili a creare gruppi, seguire colleghi con interessi di ricerca affini ecc ecc.
>>> Ho molta fiducia che con IRIS le cose cambino in meglio.
>>> Tutto quanto lei dice nel primo paragrafo (facilita' di reperimento 
>>> su google, possiblita' di ricerche ecc) c'e' gia' anche nei 
>>> repositories, che hanno il vantaggio di rispettare le regole di 
>>> copyright, di conservare, di mettere a disposizione di tutti i dati 
>>> (intendo lato macchina, per
>>> l'harvsting) ecc ecc.
>>> Manca tutta la parte social/servizi/feedback sull'uso, ed e' questo 
>>> che viene percepito come esigenza, visto che academia e research 
>>> sono indubbiamente molto piu' utilizzati dei repositories e sono 
>>> entrati (come doveva invece essere per i repositories) nella pratica 
>>> quotidiana dei docenti.
>>> Buona giornata
>>> Elena
>>>
>>> Il giorno 28 gennaio 2016 12:04, Angela Maria Nuovo < 
>>> angela.nuovo a uniud.it> ha scritto:
>>>
>>>> cari tutti,
>>>>
>>>>
>>>> non ho capito perche' leggere le pubblicazioni su Academia anziche'
>>>> andarsi a cercare i metadati e gli abstract sugli IR delle 
>>>> universita' sia segno di vanita' e pigrizia. Uno dei servizi piu' 
>>>> importanti di Academia sono le notifiche quotidiane delle 
>>>> pubblicazioni che i colleghi (io ne ho centinaia nella mia rete) 
>>>> mettono a disposizione. Che meraviglia poterseli leggere subito, 
>>>> senza andare in biblioteche che per farti vedere una rivista ci 
>>>> mettono anche una settimana! (non scendo in dettagli, ma mi 
>>>> capite). O sui siti commerciali delle riviste, che per un articolo ti chiedono una cifra spropositata! (che tuttavia, sono stata costretta piu'
>>>> volte a pagare ) Inoltre, agli articoli su Academia si arriva anche 
>>>> da una semplice ricerca su Google.
>>>>
>>>>
>>>> Dopo molte titubanze (non capivo bene come funzionasse) anch'io ho 
>>>> caricato le mie pubblicazioni e lo faccio regolarmente, per spirito 
>>>> di reciprocita' e desiderio di condivisione.
>>>>
>>>> Non ho capito inoltre perche' i dati sul numero di persone che 
>>>> leggono ogni pubblicazione dovrebbero essere falsi: io ho 
>>>> pubblicazioni (ho controllato adesso) con 30 lettori e altre con 
>>>> 400; questo dato invece per me potrebbe anche essere interessante 
>>>> anche se (come si suol dire) non mi faccio dettare l'agenda della ricerca nemmeno dai miei pari.
>>>>
>>>>
>>>> Tramite Academia ho potuto dare una scorsa alle numerose 
>>>> pubblicazioni della collega Pievatolo, che ignoravo (dal punto di 
>>>> vista disciplinare siamo distanti), trovando invece diversi testi 
>>>> di mio interesse,e anzi la ringrazio per essere presente anche li'.
>>>>
>>>> Limiti di Academia ce ne sono parecchi, e per me uno dei piu' gravosi e'
>>>> che (almeno per la mia esperienza) pochissimi colleghi 
>>>> anglo-americani vi partecipano. Saranno forse su altre piattaforme, 
>>>> pero' a me manca il tempo per fare un'inchiesta.
>>>>
>>>>
>>>> So bene che il movimento OA e' un'altra cosa e che vuole affrontare 
>>>> in modo sistematico e ottimale tutti i problemi connessi alla 
>>>> condivisione della ricerca e alla sua conservazione. C'e' da dire 
>>>> che quel che si mette in Academia e' di regola stato pubblicato 
>>>> altrove (ad es., riviste cartacee
>>>> tradizionali) e in quel formato dovrebbe essere conservato.  
>>>> Quando Academia
>>>> iniziera' a dare dei problemi anziche' dei vantaggi me ne andro'
>>>> immediatamente. Ma per il momento, se i ricercatori e i professori 
>>>> vanno in direzioni alternative all'OA istituzionale, ovvero vanno 
>>>> dove pragmaticamente trovano migliori risposte ai loro quotidiani 
>>>> problemi, denigrarli perche' lo fanno non e' la soluzione.
>>>>
>>>>
>>>> Saluti,
>>>>
>>>> Angela Nuovo
>>>>
>>>>
>>>> Angela Nuovo
>>>>
>>>> Università degli Studi di Udine
>>>>
>>>>
>>>> ------------------------------
>>>> *Da:* oa-italia-bounces a openarchives.it < 
>>>> oa-italia-bounces a openarchives.it> per conto di Andrea Zanni < 
>>>> zanni.andrea84 a gmail.com>
>>>> *Inviato:* giovedì 28 gennaio 2016 11.14
>>>> *A:* Lista di discussione su temi relativi all'accesso aperto
>>>> *Cc:* Roberto Caso
>>>> *Oggetto:* Re: [Oa-italia] Perchè academia.edu e research.gate NON 
>>>> sono un OA repository e non rispondono alle policy OA
>>>>
>>>> La discussione è molto divertente e stimolante, grazie a tutti.
>>>>
>>>> Permettetemi un gioco: qui sotto scriverò un'opinione MOLTO 
>>>> provocatoria, che non rispecchia totalmente neanche la mia di opinione.
>>>> Però mi è venuto in mente leggendo il messaggio di Roberto e di 
>>>> Stefano, e ritengo che possa essere interessante estremizzare un 
>>>> po', per vedere se abbiamo risposte a certe "sensazioni".
>>>>
>>>> ---
>>>>
>>>> Non sarà che, come bibliotecari, ci siamo concentrati troppo su un 
>>>> discorso "infrastrutturale" (preservazione, metadati, repo 
>>>> istituzionali) che di fatto ha poi perso di vista il web, le 
>>>> community di ricercatori e le loro esigenze e desideri e anche 
>>>> pigrizie?
>>>>
>>>> Sono assolutamente d'accordo con Roberto quando dice che a volte 
>>>> idealizziamo la comunità scientifica. È la scienza ad essere 
>>>> collettiva, collaborativa, aperta.
>>>> I ricercatori no: vivono in un mondo altamente competitivo in cui 
>>>> le risorse (tempo, soldi, volontà) sono scarse, e con quelle poche 
>>>> risorse devono sopravvivere.
>>>> Di più, il sistema accademico funziona in maniera tale che la 
>>>> carriera universitaria è direttamente condizionata dalla produzione scientifica:
>>>> quello che loro producono influisce sul loro futuro e il loro 
>>>> (eventuale) stipendio.
>>>> Se ci pensiamo un attimo, è incredibile come un risultato puramente 
>>>> teorico come la bibliometria sia riuscito ad influenzare così tanto 
>>>> il mondo e le sue dinamiche... Ci sarebbe da essere orgogliosi 
>>>> della scienza bibliotecaria (se le cose non fossero andate così male).
>>>> Mi pare il primo vero esempio di algoritmo che cambia le vite 
>>>> (prima di Google, che in parte fa esattamente la stessa cosa).
>>>>
>>>> Questo, IMHO, è l'unica spiegazione per il corto circuito logico 
>>>> che è l'industria editoriale accademica.
>>>> Dico spesso che solo i professori universitari potevano essere così 
>>>> "stupidi" (perdonate la battuta) per infilarsi in un vicolo cieco 
>>>> circolare come questo.
>>>> (vedasi 
>>>> http://aubreymcfato.com/2013/01/15/how-to-exploit-academics/)
>>>> <http://aubreymcfato.com/2013/01/15/how-to-exploit-academics/>
>>>> How to exploit academics
>>>> <http://aubreymcfato.com/2013/01/15/how-to-exploit-academics/>
>>>> aubreymcfato.com
>>>> I have an ingenious idea for a company. My company will be in the 
>>>> business of selling computer games. But, unlike other computer game 
>>>> companies, mine will never have to hire a single programmer, ga...
>>>>
>>>>
>>>>
>>>> Sono i creatori, i revisori e i fruitori del prodotto della 
>>>> ricerca, e riescono di fatto a lavorare gratis per un'industria 
>>>> editoriale che gli impacchetta quello che loro producono e 
>>>> revisionano e poi fanno comprare dalle loro università.
>>>>
>>>> Ai ricercatori nulla interessa del copyright, come del resto a 
>>>> nessuno al mondo. Interessa solo ad avvocati e wikipediani.
>>>> La legislazione sul copyright è obsoleta per quello che riguarda il 
>>>> digitale, e in quanto obsoleta è violata continuamente, ovunque.
>>>> In tutti i
>>>> siti, da tutte le fasce d'età.
>>>> I ricercatori universitari non fanno certo eccezione.
>>>> In questo senso, è stata probabilmente inefficace l'advocacy fatta 
>>>> per anni ai ricercatori a riguardo, perchè a loro non interessa, di 
>>>> fatto; è visto come un ostacolo e altro lavoro e una roba 
>>>> complicata che non vogliono gestire.
>>>> Trovo illuminante la mail di Stefano a riguardo: la parte sociale, 
>>>> umana, personale di sistemi come Academia e RG ha stravinto su 
>>>> tutte le nostre paturnie sulle licenze, sui colori di Sherpa/romeo, 
>>>> sul protocolli di trasmissione dei metadati, sull'insistenza degli archivi istituzionali.
>>>> Continuo a credere, personalmente, che queste siano cose 
>>>> importanti, ma che forse servono a qualcun altro (appunto, 
>>>> Academia.edu e RG, che evidentemente sfruttano i repositories per 
>>>> prendere i PDF).
>>>>
>>>> Forse, l'advocacy migliore al momento potrebbe essere spingere 
>>>> perchè questi social sceintific networks si impegnino a favorire 
>>>> licenze come le creative commons, rispettandole quando sono 
>>>> presenti all'origine e promuovendo il loro uso per i nuovi 
>>>> articoli. D'altronde loro ci guadagnerebbero comunque (perchè sono 
>>>> la piattaforma su cui la gente arriva).
>>>>
>>>> Andrea
>>>>
>>>>
>>>>
>>>>
>>>> 2016-01-28 7:19 GMT+01:00 Roberto Caso <roberto.caso a unitn.it>:
>>>>
>>>>> Discussione interessante.
>>>>> Tema complesso.
>>>>> Provo a svolgere alcune semplici e provocatorie considerazioni.
>>>>> 1) Internet, OA rapporti tra stato, comunità scientifica e mercato.
>>>>> 2) Violazione del copyright.
>>>>> 3) Etica e progresso.
>>>>>
>>>>> 1) Internet, OA rapporti tra stato, comunità scientifica e 
>>>>> mercato. Ci stiamo accorgendo che nel mondo della scienza in Rete 
>>>>> e dell?OA sta accadendo quello che è accaduto già da molto tempo a 
>>>>> Internet. Il ruolo degli attori commerciali e del profitto diventa 
>>>>> sempre più importante. Non c?era da meravigliarsi. Ma la domanda 
>>>>> di fondo è possiamo fare a meno del mercato e del profitto su 
>>>>> Internet? Forse sì, ma dovremmo cambiare la nostra società e i 
>>>>> suoi fondamenti economici. Oggi scopriamo quasi con meraviglia che 
>>>>> Academia.edu vuole fare profitto sulle ?nostre?
>>>>> pubblicazioni. Ohibò! Ma non dovevamo prima chiederci se Google 
>>>>> rappresenta una delle più importanti porte di accesso ai nostri 
>>>>> repositories? E Google agisce per beneficenza? Dunque vanno 
>>>>> benissimo la conoscenza, la consapevolezza e lo spirito critico 
>>>>> verso i social network scientifici, ma non perdiamo la visione 
>>>>> d?insieme.
>>>>>
>>>>> 2) Violazione del copyright. Academia.edu e ResearchGate sono meno 
>>>>> attenti dei repostiories istituzionali al rispetto del copyright. 
>>>>> Ma chi è attento al rispetto del copyright? I singoli ricercatori 
>>>>> o le istituzioni  come le università e le biblioteche? Facile 
>>>>> risposta, le seconde perché sono maggiormente integrate nel 
>>>>> sistema statale e più esposte. I ricercatori spesso violano il 
>>>>> copyright per motivi meschini o per nobili ragioni (v. Aaron 
>>>>> Swartz). Un dettaglio: la pratica di scambiarsi i file via email 
>>>>> non salva di per sé dalla violazione del copyright. Se l?autore è 
>>>>> legato a un contratto che impedisce la distribuzione e la 
>>>>> comunicazione, lo scambio via email è violazione del copyright. 
>>>>> L?unica differenza rispetto a uno scambio su un social network è 
>>>>> nel fatto che lo scambio è meno visibile.
>>>>>
>>>>> 3) Etica e progresso. In questa storia abbiamo fatto un?altra 
>>>>> scoperta clamorosa. Ohibò!Ohibò! Abbiamo scoperto che molti 
>>>>> scienziati pensano più alla propria visibilità e al proprio 
>>>>> successo (contemplano con soddisfazione o frustrazione i rankings 
>>>>> generati da Academia, RG, SSRN ecc.
>>>>> ecc.) che alla ricerca della verità. Insomma non sono molto 
>>>>> diversi da coloro che usano i social networks generalisti per mera vanità.
>>>>> Anzi forse
>>>>> sono peggio (visto quel che si legge su plagio, falsificazione dei 
>>>>> dati, reti citazionali costruite ad hoc ecc.). E abbiamo anche 
>>>>> scoperto che su Academia.edu & C. violano allegramente il 
>>>>> copyright, ma magari non sanno nemmeno esattamente cos?è il 
>>>>> copyright e magari non sanno chi era Aaron Swartz e non si sognano 
>>>>> nemmeno di fare una battaglia pubblica per cambiare la legge sul 
>>>>> copyright. Ma allora potremmo approfondire la cosa e
>>>>> chiederci: le università che ospitano i nostri cari repositories 
>>>>> istituzionali hanno mai fatto vere battaglie per cambiare in 
>>>>> meglio la legge del copyright? E le università cosa stanno facendo 
>>>>> sul piano della valutazione, alimentano comportamenti virtuosi, 
>>>>> spingono alla cooperazione e alla solidarietà? Non è che abbiamo 
>>>>> un?idea ?romantica? della comunità scientifica, dei ricercatori e 
>>>>> delle istituzioni accademico-scientifiche?
>>>>> La commercializzazione della ricerca scientifica e l?esasperata 
>>>>> competizione indotta dall?ideologia imperante sta iniettando 
>>>>> massicce dosi di veleno nel mondo scientifico e accademico. Ma il 
>>>>> male è antico e profondo. E l?odierna forza di resistenza nulla. 
>>>>> Oggi ci accorgiamo che Academia.edu fa ?concorrenza sleale? ai 
>>>>> nostri cari bravi vecchi repositories senza scopo di profitto, ma 
>>>>> anche prima dell?ingresso dei social network scientifici nella 
>>>>> concorrenza tra OA e canali di pubblicazioni ad accesso chiuso 
>>>>> (per profitto) vincevano i secondi. Ma poi potremmo andare anche 
>>>>> oltre e chiederci se un domani le università avranno il controllo 
>>>>> fisico dei data center che ospitano i repositories istituzionali. 
>>>>> In altri termini, non c?è il pericolo che in ragione della 
>>>>> ?razionalizzazione? e della ?spending review? si esternalizzino le 
>>>>> infrastrutture che custodiscono i dati scientifici?
>>>>>
>>>>> Il rischio maggiore - che ho più volte denunciato pubblicamente - 
>>>>> è che nel mondo dell?accesso aperto si ricreino posizioni 
>>>>> oligopolistiche, addirittura più forti del passato. C?è il rischio 
>>>>> che il pluralismo dei luoghi di comunicazione e di uso pubblico della ragione si riduca.
>>>>> Come diceva uno dei cattivi più riusciti della storia del cinema:
>>>>> "infinite cose da fare? e così poco tempo? ;)
>>>>>
>>>>> A presto,
>>>>> Roberto
>>>>>
>>>>>
>>>>> Il giorno 27/gen/2016, alle ore 13:17, Paola Galimberti < 
>>>>> paola.galimberti a unimi.it> ha scritto:
>>>>>
>>>>> Sono molto d'accordo con quanto dici Andrea (Marchitelli), e oltre 
>>>>> a suggerire la lettura attenta del post dei colleghi americani che 
>>>>> mettono a confronto le diverse caratteristiche degli strumenti vi 
>>>>> consiglio di leggere il post di questo ricercatore dell'università 
>>>>> di Amsterdam dal titolo suggestivo  Upon leaving academia.edu.
>>>>> http://mittelalter.hypotheses.org/7123 che fa il punto dopo la 
>>>>> pubblicazione del suo post su academia del 22 novembre 2015:  ha 
>>>>> fatto abbastanza rumore nelle diverse liste che trattano di queste tematiche.
>>>>> Saluti
>>>>> Paola
>>>>>
>>>>> Il giorno 27 gennaio 2016 12:33, Andrea Marchitelli < 
>>>>> a.marchitelli a cineca.it> ha scritto:
>>>>>
>>>>>> Ciao,
>>>>>> l'open access prevede che cio' che viene finanziato con fondi 
>>>>>> pubblici al pubblico ritorni.
>>>>>>
>>>>>> Academia.edu e researchgate prendono cioe' che e' finanziato con 
>>>>>> fondi pubblici per fare un business privato:
>>>>>> "We've raised $17.7 million from a range of investors"
>>>>>> https://www.academia.edu/about
>>>>>>
>>>>>> Non credo che questo aspetto possa essere taciuto quando si dice 
>>>>>> che questi progetti danno "seriamente e concretamente accesso 
>>>>>> alla letteratura scientifica".
>>>>>> Tanto per fare un esempio su un tema che ci accalora, pensiamo 
>>>>>> che academia.edu permetta il datamining?
>>>>>>
>>>>>> Insomma, complimenti per l'idea di business (che sicuramente 
>>>>>> funziona, quella si) ma non certo per il servizio fornito alla 
>>>>>> comunita' dei ricercatori che usa quelle fonti, a mio avviso, 
>>>>>> perche' li' carica e scarica, senza troppa attenzione ai diritti, quello che vuole.
>>>>>>
>>>>>> Quindi mi pare che si usino due pesi e due misure; da una parte 
>>>>>> l'OA deve essere giustamente rispettoso di regole e diritti di 
>>>>>> tutti e fare il "duro e puro" (penso al dibattito su Berlin12) ma 
>>>>>> poi noi stessi diciamo che i ricercatori fanno bene a usar quello 
>>>>>> strumento che funziona bene (anche se ancora non mi e' affatto 
>>>>>> chiaro in che cosa funzioni "bene" se non nell'aver dentro piu' 
>>>>>> "roba").
>>>>>>
>>>>>> andrea
>>>>>>
>>>>>> --
>>>>>>  Andrea Marchitelli
>>>>>>  Area servizi Musei Archivi Biblioteche  Cineca - Sede operativa 
>>>>>> di Roma  Via dei Tizii, 6/b - 00185 Roma, Italy  tel. +39 
>>>>>> 0644486525 - cell. +39 340 4027156 - http://www.cineca.it
>>>>>>
>>>>>> ----- Messaggio originale -----
>>>>>> Da: "Elena Giglia" <elena.giglia a unito.it>
>>>>>> A: "Lista di discussione su temi relativi all'accesso aperto" < 
>>>>>> oa-italia a openarchives.it>
>>>>>> Inviato: Mercoledì, 27 gennaio 2016 12:19:29
>>>>>> Oggetto: Re: [Oa-italia]        Perchè academia.edu e research.gate
>>>>>> NON sono un OA repository e non rispondono alle policy OA
>>>>>>
>>>>>>
>>>>>>
>>>>>>
>>>>>>
>>>>>> Appunto, Andrea.
>>>>>> E' vero: hanno successo perche' sono riusciti a costruire servizi 
>>>>>> - apprezzati dai ricercatori.
>>>>>>
>>>>>> I nostri repositories invece stanno fuori dal workflow e dalle 
>>>>>> pratiche quotidiane.
>>>>>>
>>>>>> Ne ho parlato con Herbert Van de Sompel all'ultimo OAI a Ginevra 
>>>>>> a giugno, e' d'accordo, ma chissa' se mai si trovera' una 
>>>>>> soluzione. Anzi la sua battuta e' stata: non ve ne ho gia' 
>>>>>> trovate abbastanza?
>>>>>>
>>>>>> Quindi forse tocca a voi "geek".
>>>>>>
>>>>>> elena
>>>>>>
>>>>>>
>>>>>>
>>>>>>
>>>>>>
>>>>>>
>>>>>>
>>>>>> Il giorno 27 gennaio 2016 12:10, Andrea Zanni < 
>>>>>> zanni.andrea84 a gmail.com > ha scritto:
>>>>>>
>>>>>>
>>>>>>
>>>>>>
>>>>>>
>>>>>>
>>>>>> Nonostante sia molto d'accordo,
>>>>>> mi pare abbastanza indubbio che quei progetti siano riusciti a 
>>>>>> dove il "vero" OA ha fallito (IMHO), cioè nel dare seriamente e 
>>>>>> concretamente "accesso" alla letteratura scientifica.
>>>>>> Se gli autori sono contenti così e riescono ad accedere a quello 
>>>>>> che cercano, credo sia meglio che il contrario.
>>>>>>
>>>>>> Andrea
>>>>>>
>>>>>>
>>>>>>
>>>>>>
>>>>>>
>>>>>>
>>>>>>
>>>>>>
>>>>>> 2016-01-27 11:53 GMT+01:00 Alessandro Sarretta < 
>>>>>> alessandro.sarretta a gmail.com > :
>>>>>>
>>>>>>
>>>>>>
>>>>>> Oh ottimo Paola, grazie!
>>>>>> Non ho ancora letto nel dettaglio ma so già che condividerò :-) 
>>>>>> Una delle cose di cui sono convinto è che questi repository, pur 
>>>>>> costituendo ottime arene di potenziale confronto e scambio, in 
>>>>>> realtà corrono il rischio di diventare delle aree di "mercato 
>>>>>> nero" delle pubblicazioni solamente perché è più facile far finta 
>>>>>> di fregarsene dei vincoli che si firmano (e i diritti che si 
>>>>>> cedono più o meno
>>>>>> consapevolmente) all'atto di pubblicare un paper in molti Journal 
>>>>>> non OA.
>>>>>> In questo senso, invece di agevolare, rischiano di ostacolare un 
>>>>>> accesso veramente aperto alla conoscenza scientifica, perché 
>>>>>> "nascondono"
>>>>>> un problema che invece rimane per tutto il resto del mondo al di 
>>>>>> fuori di tali research social networks.
>>>>>>
>>>>>> Ale
>>>>>>
>>>>>>
>>>>>>
>>>>>>
>>>>>>
>>>>>> On 27/01/2016 11:45, Paola Gargiulo wrote:
>>>>>>
>>>>>>
>>>>>>
>>>>>>
>>>>>> Da leggere, soprattutto da far circolare tra i ricercatori!
>>>>>>
>>>>>> Paola
>>>>>>
>>>>>>
>>>>>> L'Office of Scholarly Communication dell'Università della 
>>>>>> California per fare chiarezza ai propri ricercatori che 
>>>>>> ritenevano erroneamente che depositando gli articoli nelle due 
>>>>>> piattaforme avevano assolto agli obblighi delle politiche OA 
>>>>>> dell'Università della California ha redatto un post nel dicembre 
>>>>>> scorso sull'argomento.
>>>>>> Nel post redatto da Katie Fortney e Justin Gonder della 
>>>>>> California Digital Library si descrivono brevemente i repository 
>>>>>> OA, le due piattaforme, si evidenziano le differenze (anche un 
>>>>>> breve grafico), le finalità diverse, i punti di forza e di 
>>>>>> debolezza di ciascuna soluzione, le ragioni per le quali 
>>>>>> soluzioni come Academia.edu e Research.gate, pur presentando 
>>>>>> servizi utili non vadano confusi con l'archivio istituzionale o 
>>>>>> disciplinare gestito da istituzioni o organizzazioni non a scopo 
>>>>>> di lucro e soprattutto non soddisfano i requisiti OA 
>>>>>> dell'Università della California.
>>>>>>
>>>>>>
>>>>>> http://osc.universityofcalifornia.edu/2015/12/a-social-networking
>>>>>> -site-is-not-an-open-access-repository/
>>>>>>
>>>>>> Segue un commento di Katie Fortney della California Digital 
>>>>>> Library in cui risponde al thread
>>>>>> http://listserv.crl.edu/wa.exe?A1=ind1601&L=LIBLICENSE-L&F=&S=&O=
>>>>>> T&H=1&D=0&T=1#6 che si è aperto su lib-license da qualche giorno
>>>>>>
>>>>>> -------- Messaggio Inoltrato --------
>>>>>> Oggetto:        Re: A social networking site is not an open access
>>>>>> repository
>>>>>> Data:   Tue, 26 Jan 2016 20:48:31 -0500
>>>>>> Mittente:       LIBLICENSE <liblicense a GMAIL.COM>
>>>>>> Rispondi-a:     LibLicense-L Discussion Forum <
>>>>>> LIBLICENSE-L a LISTSERV.CRL.EDU>
>>>>>> A:      LIBLICENSE-L a LISTSERV.CRL.EDU
>>>>>>
>>>>>> From: Katie Fortney <Katie.Fortney a ucop.edu> Date: Tue, 26 Jan 
>>>>>> 2016
>>>>>> 21:37:36 +0000
>>>>>>
>>>>>> Hi Rick,
>>>>>>
>>>>>> That blog post links to and excerpts a post that Justin Gonder 
>>>>>> and I wrote in December. We wrote it because yes, some of our 
>>>>>> authors do believe that social networking sites count as open 
>>>>>> access repositories. When they hear that they can participate in 
>>>>>> UC?s OA policies either by depositing in eScholarship (our 
>>>>>> repository) or by just giving us a link to where their article is 
>>>>>> available in another open access repository like arXiv or PMC, 
>>>>>> they ask, ?It?s in Academia.edu. That counts, right??
>>>>>>
>>>>>> No, they don?t have to choose between the two. But our post was 
>>>>>> an attempt to explain a) why Academia.edu doesn?t count for 
>>>>>> compliance with UC?s Open Access policies and b) the relative 
>>>>>> strengths, functions, and drawbacks of each option in general. 
>>>>>> Because ?What do you think of ResearchGate?? is another one we get a lot.
>>>>>>
>>>>>> Our post is here:
>>>>>> http://osc.universityofcalifornia.edu/2015/12/a-social-networking
>>>>>> -site-is-not-an-open-access-repository/
>>>>>> Cheers,
>>>>>>
>>>>>> Katie
>>>>>>
>>>>>> Katie Fortney, J.D., M.L.I.S.
>>>>>> Copyright Policy & Education Officer California Digital Library
>>>>>> 415 20th Street, 4th Floor
>>>>>> Oakland, CA 94612
>>>>>>
>>>>>>
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>>>>>> OA-Italia mailing list OA-Italia a openarchives.it
>>>>>> http://openarchives.it/mailman/listinfo/oa-italia PLEIADI:
>>>>>> http://www.openarchives.it/pleiadi/
>>>>>>
>>>>>> --
>>>>>> --
>>>>>>
>>>>>> Alessandro Sarretta
>>>>>>
>>>>>> skype/twitter: alesarrett
>>>>>> Web: ilsarrett.wordpress.com
>>>>>>
>>>>>> Research information:
>>>>>>
>>>>>>
>>>>>>     * Google scholar profile
>>>>>>     * ORCID
>>>>>>     * Research Gate
>>>>>>     * Impactstory
>>>>>>
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>>>>>>
>>>>>>
>>>>>> dr. Elena Giglia
>>>>>> Responsabile Ufficio Open Access - Editoria Elettronica
>>>>>> Direzione Sviluppo Organizzativo, Innovazione e Servizi Bibliotecari
>>>>>> Universita' degli Studi di Torino
>>>>>> tel. +39.011.670 .4191
>>>>>> www.oa.unito.it
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>>>>> Paola Galimberti
>>>>> Università degli Studi di Milano
>>>>> 20122 Via Festa del Perdono 7
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>>> dr. Elena Giglia
>>> Responsabile Ufficio Open Access - Editoria Elettronica
>>> Direzione Sviluppo Organizzativo, Innovazione e Servizi Bibliotecari
>>> Universita' degli Studi di Torino
>>> tel. +39.011.670*.4191*
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>> Giovanna Frigimelica <g.frigimelica a unica.it>
>> Biblioteca del Distretto Biomedico Scientifico - Direttore
>> Università degli Studi di Cagliari
>> Cittadella Universitaria - 09042 Monserrato (CA)
>> tel. 070 6754288 - fax 070 6754287
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Michela Pia
Bibliotecario esperto Progetto Innova.re
Biblioteca Distretto Tecnologico
Università degli Studi di Cagliari
via Marengo 3 - 09123 Cagliari
Tel. 070.6755035



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Fine di Digest di OA-Italia, Volume 112, Numero 24
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