[Oa-italia] Digest di OA-Italia, Volume 112, Numero 15

Stefano Salvia s.salvia7 a gmail.com
Mer 27 Gen 2016 21:08:41 CET


Da (relativamente) giovane ricercatore posso portare la mia personale
esperienza di piattaforme come Academia.edu.

L'esperienza è che Academia si è rivelata estremamente utile nel mio caso
(non voglio generalizzare né sminuire i problemi e i limiti che sono stati
più volte sollevati e discussi), mi ha permesso di accedere ad articoli,
capitoli di libri, drafts, presentazioni, materiali didattici e non da
ultimo profili di colleghi di cui altrimenti non avrei neppure sospettato
l'esistenza. Questa è senza dubbio la sua potenza ed efficienza di social
network, per quanto si tratti di una piattaforma commerciale.

Circa 300 colleghi hanno visualizzato il mio profilo, sono stato "aggiunto"
e ho "aggiunto" ricercatori italiani e stranieri (anche asiatici e
mediorientali) che si occupano di cose vicine ai miei interessi di studio o
comunque affini, e non avrei avuto altro modo per entrare in contatto con
loro. Mi hanno scritto in diversi e ho avuto occasioni di discussione che
altrimenti mi sarebbero state precluse. In un mondo dove "fare rete" è
sempre più impellente, evidentemente per "access to knowledge" non si può e
non si deve intendere solo l'accessibilità materiale della produzione
scientifica, il fatto che io possa accedere e fruirne liberamente, è
necessario anche tutto l'aspetto relazionale per "gradi di separazione" che
piattaforme come Academia, Research Gate o Linkedin assicurano.

Per la mia esperienza posso concludere che un articolo condiviso non è
accessibile ed interessante in sé, in quanto semplicemente disponibile, ma
in quanto articolo pubblicato da un collega con cui mi interessa essere in
contatto, che mi interessa "leggere" e magari recensire, e magari
discuterci. Un articolo pubblicamente disponibile in un repository resta
lettera morta se non sono motivato ad andare a leggermelo perché ho
scoperto via social che c'è il collega tal dei tali nell'Università tale
dei tali che si occupa proprio di quello che mi interessa approfondire.

Questo per dire che a mio giudizio se si vuole che i
repositories "funzionino" e la via green decolli bisogna per così dire
unire all'etica dei repositories la pragmatica dei social network. Un
repository dovrebbe essere al tempo stesso un archivio, una "rivista online
green OA" latu sensu (strutturata per directories tematiche e parole
chiave, come i "research interests" di Academia) e un forum-social network
in cui essere "profilati" come ricercatori e facilmente "interagibili"
(scusate la transitività) con i propri colleghi, come avviene oggi con le
piattaforme commerciali.

Per quanto riguarda poi l'embargo e la condivisione di articoli pubblicati
su Academia, dipende ovviamente con chi si pubblica. Se si pubblica su una
rivista che non è OA e si cedono i diritti all'editore, di solito nel
Transfer Agreement è specificato l'obbligo di attendere almeno un anno
prima di condividere l'offprint finale in pdf dell'articolo su piattaforme
come Academia. Niente vieta naturalmente (ed è questa la strada che di
solito si segue per rendere subito visibile il proprio lavoro su Academia,
compreso chi scrive) di condividere una versione precedente, un draft non
coincidente con l'articolo pubblicato (anche con minor changes: niente
images, titolo diverso, meno bibliografia, ecc. ecc., ma sostanzialmente lo
stesso lavoro). Basta specificare al momento della condivisione che si
tratta di un draft, magari anche scrivendo nel file: "Draft copy. Please do
not quote" (classico), e il gioco è fatto. Poi dopo un anno (o più) si
condivide l'articolo pubblicato.

Detto questo, mi è capitato di vedere alcuni colleghi fregarsene altamente
(a proprio rischio) dell'embargo e caricare direttamente il pdf
editoriale, così come mi è capitato di incontrare pdf
editoriali strategicamente piazzati nella sezione "Drafts" o "Teaching
documents". Disobbedienza in-civile? Fatto sta che anche così il
sottoscritto ha potuto "bookmarkare" (orribile) e soprattutto scaricare sul
proprio pc quelli che in teoria avrebbero dovuto essere articoli ad accesso
chiuso, e che gli sono stati decisamente più utili così che non se li
avesse letti (almeno) un anno dopo. Chi va con lo zoppo impara a zoppicare,
diciamolo senza ipocrisie.

Stefano Salvia

Il giorno 27 gennaio 2016 20:14, <oa-italia-request a openarchives.it> ha
scritto:

> Invia le richieste di iscrizione alla lista OA-Italia all'indirizzo
>         oa-italia a openarchives.it
>
> Per iscriverti o cancellarti attraverso il web, visita
>         http://openarchives.it/mailman/listinfo/oa-italia
> oppure, via email, manda un messaggio con oggetto `help' all'indirizzo
>         oa-italia-request a openarchives.it
>
> Puoi contattare la persona che gestisce la lista all'indirizzo
>         oa-italia-owner a openarchives.it
>
> Se rispondi a questo messaggio, per favore edita la linea dell'oggetto
> in modo che sia più utile di un semplice "Re: Contenuti del digest
> della lista OA-Italia..."
>
>
> Argomenti del Giorno:
>
>    1. Re: Perchè academia.edu e research.gate NON sono un OA
>       repository e non rispondono alle policy OA (Elena Giglia)
>
>
> ----------------------------------------------------------------------
>
> Message: 1
> Date: Wed, 27 Jan 2016 20:14:43 +0100
> From: Elena Giglia <elena.giglia a unito.it>
> Subject: Re: [Oa-italia] Perchè academia.edu e research.gate NON sono
>         un OA repository e non rispondono alle policy OA
> To: "Lista di discussione su temi relativi all'accesso aperto"
>         <oa-italia a openarchives.it>
> Message-ID:
>         <CAMn2N3BQ4LfwXrY=
> F6sVaPVQ+VNyOtoJZ003GJpynzLM5_JEcg a mail.gmail.com>
> Content-Type: text/plain; charset="utf-8"
>
> Concordo con Andrea Zanni, "come comunità, abbiamo tralasciato l'aspetto
> social, nei servizi che abbiamo sviluppato, che però si è rivelato più
> importante di quello che pensassimo".
> Non possiamo non renderci conto che i repositories non sono utilizzati.
> confido molto nel futuro di iris, a patto che si riescano ad associare
> servizi.
> Per il resto vorrei chiaririe che NON intendo assolutamente dire che fanno
> bene a usare research o a cademia vorrei fosse chiaro. anzi, nei seminare
> spiego come e qualmente non debbano essere usati per tutti i motivi che
> Andrea (Marchitelli) sottolinea e che sono ben riassunti nei blog seguiti a
> quello segnalato da Paola Galimberti. ne avevo discusso su facebook con
> alcuni ricercatori amici lo scorso dicembre.
> per essere costruttivi bisognerebbe pensare appunto ai famosi servizi.
> in alcuni focus groups tenuti in UniTo per un altro progetto qualche idea
> era uscita (vedi mie slides convegno AISA Pisa ott 2015)
> chissa' se si trova un modo per realizzarne qualcuna.
> cari saluti
> eg
>
>
> Il giorno 27 gennaio 2016 12:59, Andrea Zanni <zanni.andrea84 a gmail.com>
> ha
> scritto:
>
> > Intendiamoci: la vedo come una "sconfitta" dell'OA, una sconfitta nostra
> > (dato che per qualche anno ho lavorato anche io nell'ambiente) non essere
> > riusciti a creare servizi abbastanza semplici e universali da essere
> > invitanti per il ricercatore medio.
> > Quando dico che questi servizi creano "seriamente e concretamente accesso
> > alla letteratura scientifica", vedo il lato positivo in una operazione
> che
> > anche a me lascia un po' perplesso.
> >
> > Ma purtroppo, nella durissima legge del mercato, chi si concentra su
> > quello che vuole l'utente vince. E' successo con Microsoft e Apple vs il
> > software libero, succede ora con Amazon (che vince sempre, contro tutti).
> > La gente, e soprattutto i ricercatori, sono pigri, e nulla gliene può
> > fregare dell'etica dell'OA. Dopo decenni secondo me possiamo dirlo con
> > serenità.
> > Lo dico con dispiacere, eh, dal mio vecchio pc con Linux, e da fantico
> > delle Creative Commons quale sono.
> >
> > Evidentemente, come comunità, abbiamo tralasciato l'aspetto social, nei
> > servizi che abbiamo sviluppato, che però si è rivelato più importante di
> > quello che pensassimo.
> >
> > Poi, certamente non è solo questo: chi vuole fare cose per profitto
> > tendenzialmente ha più investimenti a disposizione, e questo vuol dire
> > essere in grado di pagare più sviluppatori frontend...
> >
> > Andrea
> >
> > 2016-01-27 12:33 GMT+01:00 Andrea Marchitelli <a.marchitelli a cineca.it>:
> >
> >> Ciao,
> >> l'open access prevede che cio' che viene finanziato con fondi pubblici
> al
> >> pubblico ritorni.
> >>
> >> Academia.edu e researchgate prendono cioe' che e' finanziato con fondi
> >> pubblici per fare un business privato:
> >> "We've raised $17.7 million from a range of investors"
> >> https://www.academia.edu/about
> >>
> >> Non credo che questo aspetto possa essere taciuto quando si dice che
> >> questi progetti danno "seriamente e concretamente accesso alla
> letteratura
> >> scientifica".
> >> Tanto per fare un esempio su un tema che ci accalora, pensiamo che
> >> academia.edu permetta il datamining?
> >>
> >> Insomma, complimenti per l'idea di business (che sicuramente funziona,
> >> quella si) ma non certo per il servizio fornito alla comunita' dei
> >> ricercatori che usa quelle fonti, a mio avviso, perche' li' carica e
> >> scarica, senza troppa attenzione ai diritti, quello che vuole.
> >>
> >> Quindi mi pare che si usino due pesi e due misure; da una parte l'OA
> deve
> >> essere giustamente rispettoso di regole e diritti di tutti e fare il
> "duro
> >> e puro" (penso al dibattito su Berlin12) ma poi noi stessi diciamo che i
> >> ricercatori fanno bene a usar quello strumento che funziona bene (anche
> se
> >> ancora non mi e' affatto chiaro in che cosa funzioni "bene" se non
> >> nell'aver dentro piu' "roba").
> >>
> >> andrea
> >>
> >> --
> >>  Andrea Marchitelli
> >>  Area servizi Musei Archivi Biblioteche
> >>  Cineca - Sede operativa di Roma
> >>  Via dei Tizii, 6/b - 00185 Roma, Italy
> >>  tel. +39 0644486525 - cell. +39 340 4027156 - http://www.cineca.it
> >>
> >> ----- Messaggio originale -----
> >> Da: "Elena Giglia" <elena.giglia a unito.it>
> >> A: "Lista di discussione su temi relativi all'accesso aperto" <
> >> oa-italia a openarchives.it>
> >> Inviato: Mercoledì, 27 gennaio 2016 12:19:29
> >> Oggetto: Re: [Oa-italia]        Perchè academia.edu e research.gate NON
> >> sono un OA repository e non rispondono alle policy OA
> >>
> >>
> >>
> >>
> >>
> >> Appunto, Andrea.
> >> E' vero: hanno successo perche' sono riusciti a costruire servizi -
> >> apprezzati dai ricercatori.
> >>
> >> I nostri repositories invece stanno fuori dal workflow e dalle pratiche
> >> quotidiane.
> >>
> >> Ne ho parlato con Herbert Van de Sompel all'ultimo OAI a Ginevra a
> >> giugno, e' d'accordo, ma chissa' se mai si trovera' una soluzione. Anzi
> la
> >> sua battuta e' stata: non ve ne ho gia' trovate abbastanza?
> >>
> >> Quindi forse tocca a voi "geek".
> >>
> >> elena
> >>
> >>
> >>
> >>
> >>
> >>
> >>
> >> Il giorno 27 gennaio 2016 12:10, Andrea Zanni <
> zanni.andrea84 a gmail.com
> >> > ha scritto:
> >>
> >>
> >>
> >>
> >>
> >>
> >> Nonostante sia molto d'accordo,
> >> mi pare abbastanza indubbio che quei progetti siano riusciti a dove il
> >> "vero" OA ha fallito (IMHO), cioè nel dare seriamente e concretamente
> >> "accesso" alla letteratura scientifica.
> >> Se gli autori sono contenti così e riescono ad accedere a quello che
> >> cercano, credo sia meglio che il contrario.
> >>
> >> Andrea
> >>
> >>
> >>
> >>
> >>
> >>
> >>
> >>
> >> 2016-01-27 11:53 GMT+01:00 Alessandro Sarretta <
> >> alessandro.sarretta a gmail.com > :
> >>
> >>
> >>
> >> Oh ottimo Paola, grazie!
> >> Non ho ancora letto nel dettaglio ma so già che condividerò :-)
> >> Una delle cose di cui sono convinto è che questi repository, pur
> >> costituendo ottime arene di potenziale confronto e scambio, in realtà
> >> corrono il rischio di diventare delle aree di "mercato nero" delle
> >> pubblicazioni solamente perché è più facile far finta di fregarsene dei
> >> vincoli che si firmano (e i diritti che si cedono più o meno
> >> consapevolmente) all'atto di pubblicare un paper in molti Journal non
> OA.
> >> In questo senso, invece di agevolare, rischiano di ostacolare un accesso
> >> veramente aperto alla conoscenza scientifica, perché "nascondono" un
> >> problema che invece rimane per tutto il resto del mondo al di fuori di
> tali
> >> research social networks.
> >>
> >> Ale
> >>
> >>
> >>
> >>
> >>
> >> On 27/01/2016 11:45, Paola Gargiulo wrote:
> >>
> >>
> >>
> >>
> >> Da leggere, soprattutto da far circolare tra i ricercatori!
> >>
> >> Paola
> >>
> >>
> >> L'Office of Scholarly Communication dell'Università della California per
> >> fare chiarezza ai propri ricercatori che ritenevano erroneamente che
> >> depositando gli articoli nelle due piattaforme avevano assolto agli
> >> obblighi delle politiche OA dell'Università della California ha redatto
> un
> >> post nel dicembre scorso sull'argomento.
> >> Nel post redatto da Katie Fortney e Justin Gonder della California
> >> Digital Library si descrivono brevemente i repository OA, le due
> >> piattaforme, si evidenziano le differenze (anche un breve grafico), le
> >> finalità diverse, i punti di forza e di debolezza di ciascuna
> soluzione, le
> >> ragioni per le quali soluzioni come Academia.edu e Research.gate, pur
> >> presentando servizi utili non vadano confusi con l'archivio
> istituzionale o
> >> disciplinare gestito da istituzioni o organizzazioni non a scopo di
> lucro e
> >> soprattutto non soddisfano i requisiti OA dell'Università della
> California.
> >>
> >>
> >>
> http://osc.universityofcalifornia.edu/2015/12/a-social-networking-site-is-not-an-open-access-repository/
> >>
> >> Segue un commento di Katie Fortney della California Digital Library in
> >> cui risponde al thread
> >>
> http://listserv.crl.edu/wa.exe?A1=ind1601&L=LIBLICENSE-L&F=&S=&O=T&H=1&D=0&T=1#6
> >> che si è aperto su lib-license da qualche giorno
> >>
> >> -------- Messaggio Inoltrato --------
> >> Oggetto:        Re: A social networking site is not an open access
> >> repository
> >> Data:   Tue, 26 Jan 2016 20:48:31 -0500
> >> Mittente:       LIBLICENSE <liblicense a GMAIL.COM>
> >> Rispondi-a:     LibLicense-L Discussion Forum <
> >> LIBLICENSE-L a LISTSERV.CRL.EDU>
> >> A:      LIBLICENSE-L a LISTSERV.CRL.EDU
> >>
> >> From: Katie Fortney <Katie.Fortney a ucop.edu> Date: Tue, 26 Jan 2016
> >> 21:37:36 +0000
> >>
> >> Hi Rick,
> >>
> >> That blog post links to and excerpts a post that Justin Gonder and I
> >> wrote in December. We wrote it because yes, some of our authors do
> >> believe that social networking sites count as open access
> >> repositories. When they hear that they can participate in UC?s OA
> >> policies either by depositing in eScholarship (our repository) or by
> >> just giving us a link to where their article is available in another
> >> open access repository like arXiv or PMC, they ask, ?It?s in
> >> Academia.edu. That counts, right??
> >>
> >> No, they don?t have to choose between the two. But our post was an
> >> attempt to explain a) why Academia.edu doesn?t count for compliance
> >> with UC?s Open Access policies and b) the relative strengths,
> >> functions, and drawbacks of each option in general. Because ?What do
> >> you think of ResearchGate?? is another one we get a lot.
> >>
> >> Our post is here:
> >>
> http://osc.universityofcalifornia.edu/2015/12/a-social-networking-site-is-not-an-open-access-repository/
> >> Cheers,
> >>
> >> Katie
> >>
> >> Katie Fortney, J.D., M.L.I.S.
> >> Copyright Policy & Education Officer
> >> California Digital Library
> >> 415 20th Street, 4th Floor
> >> Oakland, CA 94612
> >>
> >>
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